Piede cavo: definizione, cause e sintomi

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Il piede cavo è una deformità strutturale caratterizzata da un aumento dell’arco plantare longitudinale mediale. Questa alterazione comporta una riduzione della superficie di appoggio, poiché il carico si concentra su tallone e avampiede, con possibile comparsa di dolore, instabilità e difficoltà durante la deambulazione.

 

Hai anche tu questo problema? Prima di approfondire, è utile comprendere la struttura del piede per capire meglio in cosa consiste questa alterazione.

 

Il piede è una struttura anatomica complessa composta da 26 ossa, 33 articolazioni e numerosi muscoli, tendini e legamenti. Dal punto di vista anatomico si suddivide in retropiede, mesopiede e avampiede.

Sono presenti tre archi plantari (longitudinale mediale, longitudinale laterale e trasverso anteriore), che hanno la funzione di sostenere il peso corporeo, ammortizzare gli urti, adattare il piede alle superfici e contribuire alla propulsione e alla stabilità durante il cammino.

In un piede fisiologico l’arco plantare presenta una curvatura armonica e il carico viene distribuito equilibrato tra tallone e teste metatarsali.

Nel un piede cavo, invece, si osserva un’eccessiva elevazione dell’arco plantare, con conseguente riduzione della superficie di contatto al suolo. La struttura del piede risulta più rigida, meno capace di adattarsi alle regolarità del terreno e maggiormente predisposta a instabilità, in particolare laterale.

 

Le cause del piede cavo possono essere diverse. Tra le principali troviamo:

  • congenite, presenti fin dalla nascita;
  • neurologiche, come neuropatie periferiche, esiti di poliomielite, lesioni del midollo spinale o paralisi cerebrali infantili;
  • traumi, come esiti di fratture e lesioni tendinee;
  • idiopatiche.

Una percentuale significativa di piede cavi è associata a patologie neurologiche, soprattutto quando la deformità è progressiva o bilaterale.

 

I sintomi più comuni includono il dolore a livello delle teste metatarsali, dovuto a sovraccarico, ispessimenti cutanei nelle zone di maggiore pressione, deformità delle dita (dita a griffe), instabilità di caviglia con maggiore rischio di distorsioni, rigidità del piede e affaticamento durante la deambulazione.

 

La diagnosi viene effettuata dal medico sulla base della valutazione clinica. Il piede viene osservato sia in carico sia durante la deambulazione, per analizzare l’appoggio e la distribuzione del peso.

Può essere utile un esame baropodometrico per valutare le pressioni plantari. In alcuni casi si ricorre a indagini strumentali come radiografie del piede in carico e, se necessario, TAC. Nei sospetti di origine neurologica possono essere indicati ulteriori accertamenti, come elettromiografia ed esami ematochimici o genetici.

 

Il trattamento del piede cavo può essere conservativo o chirurgico, in base alla gravità della deformità, alla sintomatologia e alla causa sottostante.

Il trattamento conservativo prevede l’utilizzo di plantari su misura per migliorare la distribuzione dei carichi, associati a fisioterapia mirata a migliorare mobilità, forza muscolare e stabilità.

La chirurgia viene presa in considerazione nei casi in cui la terapia conservativa risulti inefficace o nelle deformità severe e progressive. L’obiettivo dell’intervento è correggere l’assetto del piede, ristabilire un appoggio più fisiologico e ridurre dolore e instabilità.

 

Il piede cavo può sembrare solo una particolarità strutturale, ma quando provoca dolore o instabilità merita attenzione. Intervenire tempestivamente permette di migliorare l’appoggio, ridurre i fastidi e tornare a muoversi con maggiore sicurezza. Non ignorare i segnali e contatta i tuoi professionisti di fiducia!

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